Ossessioni

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Oliver suonò il campanello e nella sua confusione udì una voce femminile, il che gli ricordò che quando sei ossessionato da una donna tutte le altre diventano canali inconsapevoli che portano a lei

John Le Carré, Single & Single

Secondo me Roland Barthes non leggeva Le Carré. Eppure è un autore che ha innovato in maniera non indifferente un certo tipo di letteratura di genere, il romanzo di spionaggio.

Nei libri di Le Carré ci sono sempre persone sole, schiacciate da un’epoca in cui più che protagonisti sono comparse. E improvvisamente, un colpo di testa o l’innata ribellione al corso degli eventi li trasforma in protagonisti involontari. Il George Smiley de La Talpa si ribella al ruolo di fedele servitore messo in pensione, l’Onorevole Scolaro disobbedisce ai suoi superiori e cerca la verità in una corsa forsennata per tutto il sud-est asiatico, in Amici Assoluti il funzionario dei servizi segreti inglesi sceglie di smontare l’ennesima montatura della CIA.

Ma una costante dei suoi romanzi è che questi uomini soli, disperati, repressi, ribelli immaginari, amano. Amano come vivono: disperati, repressi e ribelli. Amano al di là delle convenzioni sociali, della tolleranza di vicini amici e conoscenti.

Amano a prescindere. E in alcuni casi muoiono per quell’amore. Ma soprattutto dialogano con se stessi sul proprio amore. Lo dissezionano con la logica. Lo analizzano con onestà intellettuale…. e vi si arrendono, ammettendo che non c’è logica né ragione nei loro sentimenti.

Il Magnus Pym de La Spia perfetta addirittura scrive un libro di memorie in cui ammette di essere stato capace – lui il grande mentitore e per questo “Spia perfetta” – di amare follemente e perdutamente per 5 minuti una donna, prima di passare alla successiva. Un soliloquio amoroso che Barthes avrebbe amato e chiosato se ne avesse avuto la possibilità.

E’ vero: quando l’innamorato è ossessionato da una donna, ogni altra donna gliela restituisce, e non per differenza. Coglie in uno sguardo, nel colore  di un’iride, in un sorriso, una voce, altrettanti richiami alla donna che lo ossessiona. E in questo puzzle che continua a costruire, l’innamorato la rivede, la tiene vicina e la rinnova.

Improvviso ed improvvido

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L’amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica. Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti.

Michail Bulgakov

La bizzarria dell’innamoramento è che per gli innamorati – nonostante arrivi all’improvviso ed in maniera improvvida – appare qualcosa che dura da sempre. E questo “da sempre” è più ben importante di “per sempre”.

Romantici o sentimentali?

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Al contatto con la tua pelle seppi cosa significa avere le mani – Alejandro Jodorowsky

La differenza tra romantici e sentimentali è tutta qui. I romantici rifiutano la pornografia della “narrazione dell’amore”, aboliscono l’impiego di organi che con l’amore non hanno nulla a che fare (pare incredibile, per descrivere il sentimento dei sentimenti si impiega il muscolo più involontario che esista), rifiutano l’immagine dell’innamorato che sospira, aboliscono i findanzatini di Peynet, gli occhi negli occhi…

E vi sostituiscono la passione. La rabbia del divorarsi. La sintesi che in ogni dialettica è il superamento della contraddizione e suo figlia prediletta.

Un tributo

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La storia d’amore (l’«avventura») è il tributo che l’innamorato deve pagare al mondo per riconciliarsi con esso.

Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, 1976

Non potevo che cominciare con Roland Barthes questa carrellata. La “storia d’amore” (quindi la narrazione conclusa, o che “storia” sarebbe?) è quindi un fattore così terribilmente sociale da assumere il carattere di “tributo“? Di pegno che l’innamorato deve pagare per essere riammesso al consesso civile?

L’amore quindi come “temporanea” fuoriuscita dalla società, come separazione, che si può essere sanata solo “narrandolo in forma di esperienza conclusa” o come istituzionalizzazione (il fidanzamento, la coppia, il matrimonio, la relazione socialmente integrata).

Può esserci amore senza sovversione?